La Tana Delle Pigri

Robocop Autoritario

E peraltro questo sono io

Quante, quante persone ha ingannato questa espressione

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Una volta qui sotto c'era una roba bellina, ma faceva impazzire il template. EDIT: ora ne ho messa una "analoga" ma molto meno bellina.

martedì, 02 gennaio 2007

L'Epifania ecc.ecc.

Nota preliminare: stanco di lottare inutilmente contro l'assurdo template di un blog dai giorni contati ho cambiato il 99% dei corsivi presenti in questo post in un semplice Times NewRoman. Fatevelo andare bene.

E il riaffiorar mi pesa in questo mare.
E' da tempo che non appaio da queste parti. La spiegazione non risiede in quel mondo di idee costruito nel vostro ottimismo, ossia un mio traferimento in quieti ed angusti locali di mogano, ma staziona invece in un mondo illusorio creato dal mio di ottimismo: dal non fare assolutamente nulla forse verrà qualcosa di buono, come nelle crisi di Seldon (citazione colta?!?).
Ma se la mia persona si è rivelata, e si conferma tutt'ora inadatta a farsi tramite di notizie di alcun genere, ciò non dovrebbe valere per questo blog che ha alcuni dei più sani e forti pixel che io abbia mai visto. Li useremo qui per una fugace panoramica di queste festività che corrono a spron battuto verso la loro conclusione, attarverso le vicende dei più insigni e validi residenti in Italia.

Iniziamo con il vicepremier Francesco Rutelli, che raggiunto da una troupe di giornalisti ha spiegato al paese le ragioni della sua scelta, all'apparenza parecchio eccentrica, di fare il cenone di capodanno con la sua famiglia al McDonald di Piazza di Spagna. "E' iniziato tutto con l'esecuzione di Saddam Hussein" ha spiegato il leader della Margherita "Una volta sentita la notizia mi sono indignato: è mai possibile che nel ventesimo secolo accadano ancora cose del genere? Uccidere una persona impiccandola è assurdo: se proprio si deve fare, almeno si utilizzi un sistema moderno e tecnologico, come una grossa gabbia luminosa coi bordi elettrificati, tipo quella per le falene. Mosso dal disgusto ho immediatamente telefonato ai rappresentanti di McDonald's Italia, per fargli presente i motivi della mia protesta nei riguardi della loro nazione madre. Mi ha risposto il  presidente del dipartimento italiano che mi ha spiegato come i ristoranti presenti in italia, pur portando il nome della catena americana, siano da essi completamente slegati. All'inizio mi ha  fatto notare che nei fast food italici si possono comprare anche insalate, notoriamente vietate oltreoceano, ma la spiegazione non mi convinceva. Ho cambiato idea quando mi ha rivelato che i Crispi McBacon prendono il loro nome nientemeno che da Francesco Crispi, il grande statista che tanto aveva a cuore che l'ideale nazionale si imponesse nel mondo. A queste parole non ho potuto che porgergli le mie scuse ed accettare il suo invito a testare di persona la bontà dei loro prodotti, ed eccomi dunque qui."
La serata si è svolta con serenità. I principali momenti di rilievo si sono presentati quando l'onorevole Rutelli maneggiando un cheeseburger si è procurato un taglio di circa due centimetri sulla mano destra -episodio che ha lasciato tutti i presenti perplessi, vista l'assoluta inesistenza nei paraggi di un qualsiasi corpo tagliente-, e quando poco dopo la mezzanotte uno dei cuochi del locale ha mostrato una divertentissima curiosità: esclamando "Ehi, guardate questa!", si è avvicinato al cestino dove vengono gettate le patatine freddatesi troppo per poter essere vendute; lo ha quindi portato fuori, e raccomandandosi con tutti di non avvicinarsi ha gettato dentro di esso un fiammifero acceso. Tutti i presenti hanno assistito con meraviglia allo spettacolo di un nugolo di scintille colorate di verde, oro e cremisi sprigionarsi dai resti organici: un momento di pirotecnico splendore che ha fatto bruciare di invidia più di una persona nei paraggi.

Alcuni reporter locali hanno raggiunto il leader dell'opposizione Silvio Berlusconi a Cleveland dopo il delicato impianto di pacemaker a cui si è sottoposto. Berlusconi, nascondendo a fatica i segni di un intervento chirurgico in zona pubica, ha comunque tenuto a salutare calorosamente tutti gli italiani, confidando che passino un sereno Natale e un magnifico 2007, e ricordando come lui stesso abbia lavorato come 2007 per un periodo di almeno 18 mesi nei primi anni 70.

Rendetevi conto che su Google immagini non esiste una singola immagine della Lemon Soda. Metto questa della Oran per dare voce allo scandalo.

Tempi duri per il sindaco di Roma Walter Veltroni, uno degli uomini politici più amati d'Italia.
I guai sono per lui iniziati poco prima di Natale, con l'uscita nelle librerie della sua attesa autobiografia, dall'emblematico titolo "Odio i Negri". Alle inevitabili polemiche scaturite, ha risposto con una fugace conferenza stampa nella quale ha spiegato che non intendeva offendere nessun negro, ma contrariamente alle sue previsioni le proteste non sono scemate. Temendo per un possibile calo della sua popolarità, cosa a cui tiene più che ai propri figli (Odio i Negri, pag.94), ha cercato di dare un messaggio distensorio intitolando la celebre Stazione Termini di Roma al defunto papa Giovanni Paolo II. Quello che non si aspettava sono state le veementi critiche giuntegli dal mondo laico, che ha valutato quanto una simile decisione fosse inopportuna.
Veltroni è quindi andato in crisi, e deciso a riconquistare l'elettorato laico si è precipitato al policlinico Gemelli indossando una maglietta bianca di cotone con sopra disegnato a pennarello un ritratto (a dire il vero piuttosto amatoriale) di Piergiorgio Welby realizzato da lui stesso. Al grido di "No all'accanimento terapeutico!" ha fatto irruzione in una sala operatoria dove ha iniziato a tagliare con le forbicine da inaugurazione tutti tubi che tenevano attaccato un paziente alle macchine. L'operazione ha avuto pienamente successo, nel senso che il giovane degente si è spento poco dopo. La famiglia ha dichiarato: "Preferiamo non parlare più di tanto, ma ricordatevi di nostro figlio. Soprattutto perchè era entrato in ospedale per un semplice caso di appendicite."
Ma non era finita: puntuali sono arrivate le critiche feroci del mondo cattolico, e un sempre più spaesato Veltroni ha promesso di partecipare alla messa della mezzanotte di Natale assieme a molte altre importanti personalità, in modo da dare eco alla sua vicinanza all'etica cristiana. Sfortunatamente per lui l'equivoco era in agguato. Poco pratico di celebrazioni religiose infatti, si è trovato spaesato al momento dello scambio dei gesti di pace; non ha però potuto fare a meno di vedere però come l'ambasciatore americano si stesse dirigendo alacremente verso di lui, e temendo che volesse portargli la pace con un bombardamento intelligente lo ha steso con un pugno che ha fatto macerie del setto nasale del diplomatico. Quindi, gridando "Nooo i cruiser nooooooo!!" si è dato alla fuga, ed è tutt'ora irreperibile.

La notizia è giunta all'orecchio del sindaco di Milano, città in perenne querelle con la capitale -non ultima la questione della candidatura ai giochi olimpici- ed attenta ad ogni sua mossa per poter reagire con efficacia.
Letizia Moratti non è riuscita a trovare una spiegazione convincente per i fatti riportati dalle agenzie di stampa, ma nel dubbio (e temendo di essere irrecuperabilmente in ritardo rispetto agli intenti di Veltroni -qualunque essi fossero-) è corsa giù in strada ed ha calciato con forza i testicoli del primo passante incrociato.
Contuso ed oltraggiato, il colpito ha minacciato pesanti ritorsioni legali, confortato dall'ondata di malcontento serpeggiante per le strade. Ha avuto buon gioco l'ufficio stampa del sindaco, che ha comprato una pagina sui maggiori quotidiani nazionali portando le scuse ufficiali della città al malcapitato: "Il Sindaco" hanno spiegato "Aveva le sue cose." Raggiunto dai giornalisti ed informato della spiegazione il percosso ha commentato "Aaaaah..." e ha immediatamente ritirato la denuncia.

Non ha perso l'occasione Sua Santità Papa Benedetto XVI di parlare delle festività appena trascorse, in particolare ovviamente del santo Natale. Ha così raccontato su Gente della sua serata della vigilia assieme agli altri cardinali.
"Dopo la cena messicana" ha narrato "Ci siamo scambiati i regali. Sodano mi ha fatto la solita sciarpa...è veramente senza speranza...preferisco un milione di volte il 'tieni questi e ti compri quello che vuoi" di Ruini. Dopo abbiamo giocato a carte: sette e mezzo e mercante in fiera.  Mamma mia come ho rosicato...avevo sbolognato a Tettamanzi il Fungo e Carote che non vince mai, ed era invece il primo premio...si è bullato per due ore, ma tanto mi vendico."
Ratzinger è poi giunto all'argomento centrale del suo discorso: "Dopo i giochi, Tonini ci ha portati in sala proiezioni dove abbiamo visto il dvd che ha affittato, ossia The Passion, di Mel Gibson. Devo dire di essere rimasto assai favorevolmente colpito da questo film, che ci mostra questo Gesù che pur apparentemente vinto nel corpo, trionfa nello spirito. Ecco...l'altro giorno stavo su internet, e cercavo "icosaedro" su wikipedia...sai com'è wikipedia, ci entri dentro e ne esci dopo un'ora...beh insomma mi è venuto in mente di cercarmi questo Gesù Cristo del film, e non ci crederete...è nato proprio a Natale! Così mi è venuta l'idea: perchè non dedicare il giorno di Natale a questa persona, che può essere di così valido esempio per tutti noi? A me pare una bella idea, beh mi direte voi."

Io personalmente sono contrario, questa continua ingerenza clericale inizia ad infastidirmi.
Credo che cercherò di non pensarci non pensando. Pensare vuol dire fare qualcosa. Saluti a voi ed auguri vari.


postato da: Papercop alle ore 05:36 | link | commenti (22)
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domenica, 26 novembre 2006

Sopravvivere alla Capitale - Il Vento in Faccia e l'Asfalto Appena Accanto ad Essa -

Credo che un qualsiasi tipo di giustificazione inerente le mie sempre più fugaci comparse tra queste pagine sarebbe di cattivo gusto, e comunque affatto sentita, quindi perchè perdere tempo a presentarla. E non che manchino le motivazioni, queste ci sono eccome, ma chi ha voglia di ricorrervi?
Vi informo comunque che giusto ieri mi è stata accettata la tesi. Ora devo solo decidere su che cosa farla. E non sapete quanto io
ami il fatto che non stia assolutamente scherzando.
Siamo comunque qui oggi per continuare il discorso -oramai intrapreso diverso tempo fa- sulla circolazione all'interno delle mura
capitoline: è giunto il turno di parlare dell'Eldorado di ogni tredicenne schiavo dei mezzi pubblici e di un delirio di potenza tipicamente ormonale (un delirio al quale però neanche le due ruote sapranno trovare rimedio, ma la soluzione è a portata di mano).
Nessun dubbio, l'argomento è il motorino, o scooter, come ha avuto modo di chiamarlo una volta Cameron Diaz.
Fenditore del traffico, sorgente di brezza, ingrediente essenziale per vacanze romane in bianco e nero, il motorino è forse il mezzo
più amato dalla parte di popolazione romana più importante di tutte, quella che ne possiede uno (Papercop clamorosamente di parte.)
I tempi però sono completamente cambiati rispetto a quella nota come Era Motozoica, nella quale il sole era un po' più caldo, Mike
Bongiorno era appena entrato nella terza età e i motorini per le strade erano sparute e saltuarie apparizioni, in genere utilizzati solo per scarrozzare Audrey Hepburn in giro per la città. L'insurrezione dell'armata automobilistica e quella delle leggi pro-centro storico hanno reso le vie locali un pulsante calderone di fremente metallo contorto, impaziente di trovare una via d'uscita dalle situazioni di stallo, fosse anche per un mondo migliore.
Negli ultimi anni la situazione è andata aggravandosi.
I motorinisti sono una razza particolare: essendosi liberati della costrizione del cubicolo a quattro ruote, hanno sviluppato un'ostilità
congenita a qualsiasi tipo di coercizione legale, facendo sprofondare nell'anarchia qualsiasi strada da loro spavaldamente solcata.
Era necessario che qualcuno intervenisse, imponendo dei paletti che potessero essere da questi riconosciuti e rispettati, ma chi?
Non di certo un regolamento approvato da opulenti plutocrati frequentatori di auto blu e fustigatori di chaffeurs del terzo stato,
sarebbe stata solo l'ennesima sfida in forma di legge ad una giungla che non riconosce come rispettabile la voce di un pezzo di carta controtimbrato. No, serviva una persona che fosse autorevole per carisma e posizione, ma conosciuto ed apprezzato dalla popolazione dei "Centauri all'amatriciana".

E quella persona alla fine apparve. Dopo anni passati a fare per noia le gare di impennate all'EUR con il proprio Ciao, ostacolato e
messo da parte nel lavoro dall'ingombrante egocentrismo di un collega polacco, Sua Santità Benedetto XVI era finalmente assorto al soglio pontificio.
Capì che doveva agire subito. Non si poteva lasciare che a riorganizzare i motorinisti fosse qualcun altro, non a Roma. Troppo fresco
il ricordo di come nella primavera del 2002 la comunità ebraica milanese avesse preso definitivamente il controllo spirituale dei bibitari dello stadio. Fare qualcosa, subito! Per la chiesa e per gli amanti delle due ruote.

Come far arrivare la Parola ad una massa ancora informe? La risposta gli venne da un vecchio film visto in tv. Guardandolo venne a sapere dell'esistenza di un uomo di nome Mosè, che ricevette in persona da Dio le tavole delle leggi, un decalogo che segnava nella roccia come si dovesse comportare l'uomo virtuoso. Ecco la risposta: un decalogo dei motorinisti in grado di mettere finalmente ordine nel caos primordiale delle strade.
Pensò all'inizio di farsene fare uno da Dio in persona. Si mise così all'opera per contattare Mosè, ma nè l'892 892 nè il 1254
(tàtà-tàtà) furono in grado di dargli il suo numero, neanche sotto minaccia di scomunica. Adirato ed annoiato pensò: "Ma in fondo chi ha bisogno di Dio?", e decise di convocare i più stimati motociclisti locali a Castel Gandolfo, da Max Biaggi a Er Parucca per convenire con loro alla stesura dell'importante documento. Dopo tre giorni di incessante lavoro era infine completato e pronto per essere diffuso. Fu un'assemlea serena ed illuminata, l'unico momento di tensione lo si ebbe il secondo giorno quando si presentò alla porta Francesco Rutelli, dichiarandosi possessore di uno Scarabeo rosso e rivendicando il suo diritto a partecipare. Fu accolto per convenienza diplomatica, ma con sospetto. In ogni caso tutti si tranquillizzarono vedendolo restare nella saletta adiacente a mangiare salatini per due ore, e poi scappare trafelato spiegando che doveva andare in bagno e ci riusciva solo a casa sua.

Il resto è storia. E' solo grazie a questi grandi uomini se oggi finalmente lo possediamo.


Perchè non si può rischiare di farsi trovare impreparati.


Il decalogo del motorinista.


1)Io sono il motorino, il tuo veicolo. Non avrai altro veicolo all'infuori di me: c'è chi lo porta per vocazione e chi per necessità. Da quando (è oramai qualche anno) il centro storico è dotato del famigerato controllo elettronico ZTL, la vita è diventata dura per chiunque abbia un qualche interesse a trovarcisi. Entrare con l'automobile è impossibile: il doganiere fotocellulare spedisce con estrema solerzia pesanti contravvenzioni a chiunque osi addentrarsi senza permesso. Multe salate sono giunte di recente anche ad un ragazzo che girava per Campo de Fiori con la felpa della Fiat e ad un bambino che nella sua stanzetta a via Giulia giocava a Gran Turismo 3 (il ricorso contro quest'ultima è stato peraltro respinto). Ancora peggio forse sarebbe tentare con i mezzi pubblici (naturalmente se per voi il vaiolo non è peggiore di una multa). Il motorino invece può. Nonostante cerchino di arginarne la foga con cordoli mimetici che non hanno altro scopo che decimare il numero dei piloti (e ci stavano riuscendo con me pochi giorni fa), il centro ha oramai un solo Signore. Munito di forcella.

2)Non credere a chi ti dice che esista un sorpasso invano: Ma se in quelle zone -piccole oasi in un deserto di asfalto- la situazione è tutto sommato sotto controllo, non è così per il resto della città, le cui vie nelle ore cruciali sono invase da un denso fiume di lamiera rovente. E' in questi momenti che si capisce se si è fatta la scelta giusta. Meglio sprofondare in sedili più o meno comodi, godendosi un clima artefatto e le note dell'ultimo cd di Kevin Federline aspettando che la fila si muova, o vincere le intemperie guizzando agili tra questi sonnecchiosi monoliti di acciaio, verso la sognata libertà?
Chi ha scelto il secondo stile di vita non può lasciarsi vincere dal torpore o dal dubbio. Non c'è un marciapiede inviolabile, non esiste
un pertugio troppo stretto, nessuna strada contromano è troppo contromanosa, nessuna automobile va "piano ma tutto sommato abbastanza veloce da non valere la pena superarla", e se al momento del voto destra e sinistra sono la stessa cosa, figurarsi se non è così anche al momento di passare un camion. Sono stati uccisi più motorinisti per avere bloccato una strettoia tra una Peugeot 205 ed il semaforo che giapponesi con la bomba di Hiroshima. Tenetelo a mente se passate da queste parti.

3)Ricordati di celebrare gli eventi: arrivati a questo punto risulta chiaro come il Pontefice abbia inteso preservare il ricordo del decalogo originale ricalcandolo per quanto possibile: leggi simili a quelle originali sarebbero state rammentate più facilmente. "Mica l'avrò visto solo io quel film no?", ha commentato sardonico.
Questo comandamento ricorda al motociclista di apprezzare le gioie fugaci della propria vita su due ruote: una vita fatta di pioggia
sferzante e perforante sul volto, mani contorte dal freddo anche se inguainate nel cuoio, collisioni sempre potenzialmente fatali e sanpietrini demolitori di colon e di sospensioni. Ogni giornata di sole, ogni strada larga e deserta, ogni piccola gioia incontrata durante il cammino diventa quindi un evento da celebrare e per il quale ringraziare Iddio. Celebrandolo e cantandone la gloria con inpennate, pieghe a tutta manetta, gioiosi inni eseguiti tramite clacson, giocose sgommate e quant'altro piaccia e diverta.

4)Onora il veicolo più veloce: il motorinista ha scelto di esserlo per lasciarsi alle spalle ingorghi e lungaggini, e non può contraddirsi diventando esso stesso un ostacolo semovente. Il vero motorinista (e pochi possono fregiarsi di questo titolo) è il primo a scansarsi se un'automobile lo incalza con evidente superiorità di mezzi. Tranne se è un taxi. Perchè sono infami. Uhm sì, non c'è altra motivazione, sono davvero infami.

5)Non uccidere se non trovi un parcheggio: probabilmente è arduo da comprendere per chi non vive tra le mura della capitale, ma è così. Ci sono zone nelle quali in orari di punta è impossibile trovare parcheggio anche per un esile motorino. Questa beffa del destino è in grado di scatenare tra i centauri una rabbia incredula difficilmente arginabile, come dimostra bene la famosissima storia della breccia di Porta Pia, aperta nel 1870 da un manipolo di lambrettisti esasperati per creare una nuova parking area. Le forze dell'ordine hanno promesso di chiudere un occhio su gran parte dei parcheggi improbabili che si vedono in giro per la città (classico quello con motorino appeso alla Colonna Traiana tramite catena) in cambio di un impegno concreto, attuato con questo chiaro divieto di omicidio.

6)Non commettere scatti impuri: il comandamento più controverso. Ci crediate o meno pare sia stato imposto dal Papa in persona che trovava spassosissimo questo gioco di parole da lui stesso ideato. Il problema è quello dell'interpretazione: Ratzinger non ne ha fornita alcuna, ed ogni volta che gli si chiede cosa intendesse dire scoppia in un fragorosa risata e biacica qualcosa come "Ahahah ja wunderbar, scatti impuri, troppo fortahahahah...". Per rispetto verso la sua autorità si è deciso di lasciarlo così com'è, anche se non sono rari i casi nei quali viene utilizzato beandosi della sua cripticità per attaccare briga nascondendo il proprio vero fine. Non passa giorno senza che un uxoricidio, una rissa da pub o un episodio di cannibalismo vengano giustificati dal reo appellandosi all'infrazione altrui di questa legge, con fantasiose interpretazioni annesse. Forse è il momento di fare qualcosa in proposito.

7)Non rubare i caschi altrui: il comandamento meno amato. La tolleranza per le strade di chi è senza casco è praticamente inesistente, e il dazio è amaro. Se quindi ci si trova a dover caricare dietro di sè un inaspettato passeggero come fare? E' davvero così sbagliato ricorrere all'aiuto altrui? E' vero, non si ha "l'altrui permesso", ma solo per sua assenza, in caso contrario sarebbe credo felice di donare il suo aiuto materiale al fratello motorinista. L'interpretazione corrente del comandamento aggiunge la postilla non scritta "...a meno che non ci sia reale necessità". Una visione silentemente appoggiata dagli alti vertici, sebbene per ovvi motivi non si possa cambiare la formulazione originale.

8)Commetti sempre falsa testimonianza ai vigili: un comandamento che può apparire superfluo a chi conosce il romano medio, ma perchè mai correre il rischio di un bagliore di coscienza, magari ispirato da qualche saccarinica pellicola americana?
Le scuse più gettonate (ispirate alla migliore cinematografia):
"Passeggero extra? Guardi sa, che questo alle mie spalle è un manichino" (Scusa Grandi Magazzini)
"Motorino truccato? Questi rumori sappia sono solo aerofagia. E non è carino da parte sua sottolinearlo, io ci soffro tanto..." (Scusa
Pierino Contro Tutti)
"Il casco? Io il casco lo avevo, lo giuro. Ma poco fa ho visto un bambino povero costretto ad elemosinare sotto ad una roccia ignea-granitoide
in procinto di franare, e la coscienza ha avuto la meglio..." (Scusa Fratello Sole Sorella Luna)

9)Non desiderare la precedenza d'altri: ossia non passare quando il semaforo ti mostra il suo rosso più acceso. Il motorinista romano si ferma abitualmente al semaforo tranne nei casi in cui:
-L'incrocio sia poco trafficato.
-L'incrocio sia mediamente trafficato e non ci sia traccia di vigili o ausiliari.
-Il semaforo sia pedonale.
-Il semaforo sia noto per far incappare in un suo simile se rispettato.
-Il semaforo sia giudicato inutile dal motorinista (a sua totale discrezione)

10)No, davvero, in casi normali non desiderarla: come per i comandamenti originali anche l'ultimo di questi ricalca e completa il precedente. E va in fondo a "regolamentare ufficialmente" un costume già ampiamente diffuso e rispettato per la sua lunga e prolifica tradizione. Dopo la mezzanotte ossia, qualsiasi legge sul fermarsi al semaforo decade completamente.

Entrate anche voi in questa gioiosa gemeinschaft, amici cari. E ci risentiamo forse mai. Ma non credo.


postato da: Papercop alle ore 19:27 | link | commenti (17)
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venerdì, 10 novembre 2006

Lepre Stratega - Il Caso della Stanza Chiusa (Parte 2)

Vedi: Sacra Scuola della Lepre Stratega di Nanto

Bah. A furia di annunciare di come avrei concesso apparizioni sempre più fugaci per mancanza di voglia, -e non che non manchi-, ho finito per tirarmi addosso una catena di contingenze in grado di gettare la compilazione di questo blog dallo sfondo blu in zone dello scadenzario talmente poco esplorate da essere considerate quasi leggendarie. Più o meno accanto ad incombenze come "acquistare un vestito elegante per il matrimonio di mio figlio" o "rifare il letto", senza dimenticarsi di "andare bene a scuola e rispondere bene a mamma e papà", un grande classico d'epoca, in mint condition.
Quale miglior modo di lanciare un esile ed isolato bagliore nella notte, prima di scomparire di nuovo, che quello di continuare il discorso iniziato tempo addietro.
Avete già avuto modo di leggere di come possa essere facilmente fatale il trovarsi in una situazione di pericolo in un ambiente (apparentemente?) privo di uscite.
Avete appreso anche "L'Ordigno Fine Di Mondo" dell'escapologia. La risoluzione finale in grado di salvarvi la vita rinunciando ad averne una decente senza spostarsi in altri continenti.
Se non siete però disposti a pagare un prezzo tanto alto (tenete presente che usando la Tecnica del Suicidio Sociale al 95% non sarete invitati al grande ballo del Visconte), varrà forse la pena di utilizzare al meglio i secondi precedenti alla vostra uccisione per valutare l'esistenza di eventuali alternative. In genere infatti il terrore dell'incipiente colpo mortale toglie agli individui qualsiasi brandello di lucidità, facendoli cadere in errori ampiamente evitabili: tenete presente che il tempo che trascorre dal vostro accerchiamento a quello dell'esecuzione è in genere maggiore di quello che si immagina, in quanto l'assalitore medio ama pronunziare un breve discorso celebrativo prima di colpire, uno di quelli che iniziano con "Sapevi che sarebbe giunto il momento in cui...", o cose del genere (dannata televisione).
In molti casi, l'adepto medio della Sacra Scuola riuscirà con più o meno facilità a servirsi di uno di questi altri preferibili artifici (il terzo prima o poi o boh).

Cerchi l'anima gemella? Prestati anche tu a posare per Papercop, apparirai nel suo blog!

Sacra Tecnica della Ritirata nella Ritirata di Nanto

Tecnica di Evasione

Ambiente: "Stanza Chiusa"

Per la miglior riuscita della tecnica, è bene che questa sia messa in atto alle primissime avvisaglie di pericolo, prima cioè che si arrivi ad un accerchiamento senza vie di fuga praticabili. Non appena quindi vedete un losco figuro dirigersi verso di voi con aria minacciosa, non perdetevi in elucubrazioni e scattate verso il bagno con tutta la forza che avete in corpo, un rapido giro di chiave e sarete salvi. In caso di falso allarme, potrete giustificare agevolmente il vostro insolito comportamento con una spiegazione prettamente fisiologica: non sarà il massimo in termini di figura, ma niente di lontanamente paragonabile all'innominabile Ultima Risorsa.
Il bagno sarà per voi rifugio adeguato ed accogliente: acqua corrente a volontà, servizi igienici, specchi (inutili, ma comunque ci sono) e tubetti di dentifricio che si riveleranno sorprendenti fonti di cibo in caso di permanenza prolungata.
Alcune annotazioni.
Anzitutto, come è facile intuire, questa tecnica è da utilizzarsi unicamente in casa d'altri, per vari motivi: la rabbia dell'aggressore cozzerà infatti con l'istinto di conservazione dei beni del padrone di casa, che gli proibirà di sfondare la porta. Ma questo è il meno. Barricarsi nel bagno della propria abitazione, senza possibilità di sortirne, lascerebbe la vostra indifesa dimora alla totale mercè del burbero in questione, con esiti intuibili (o almeno speratelo). L'ipotesi di un saccheggio in grande stile è quello meno preoccupante: nulla in confronto ad altri casi di vita vissuta. L'offendente potrebbe benissimo infatti dedicarsi ad uno scrupoloso spargimento di benzina con successivo appiccamento di fiamma o all'affitto della casa apparentemente deserta ad un manipolo di zingari marziani seguaci del voodoo. Un mio amico si trovò una volta a dover utilizzare questa tecnica in casa propria; il feroce assalitore fu ben contento di approfittare dell'inaccortezza di costui e di affittare -lucrando anche parecchio- la magione al governo francese, in modo che potesse essere utilizzata (erano i tempi di Mururoa) come area nella quale effettuare gli esperimenti nucleari (cosa che ha provocato più di un malumore in condominio).
Altra annotazione: non cadete in banali tranelli. Dal momento del vostro ingresso infatti, sarà cura praticamente di chiunque il cercare di farvi uscire dal vostro improvvisato fortino attraverso la promessa e la garanzia che tutto si sia risolto per il meglio, e che non ci sia più alcuna necessità di proseguire con la resistenza passiva. Dubitate, se volete sopravvivere. La situazione prima o poi si risolverà, ma non ci sono modi efficaci per prevedere quando questo avverrà, solo piccoli trucchi per cercare di leggere i bluff.
I tentativi di estrazione si declinano attraverso due macroaree:

Rassicurazione Standard: vi dicono di uscire, poichè non c'è più pericolo. Non è detto che sia falso, ma rischiare più del dovuto è inammissibile. Non azzardatevi neanche a pensarci nel caso:
-Vi dicano che il persecutore è ancora lì, ma vi ha perdonato. FALSO! Nessun persecutore che si rispetti dimentica con questa facilità. E probabilmente chi vi invita a desistere dal barricarsi è suo complice (tenetelo presente nel caso dovesse offrirvi una mela rossa nel bosco).
-Le rassicurazioni provengano da una voce in falsetto, o dotata di uno strano accento similtedesco.
-Dalla serratura scorgiate una Tigre del Bengala.

The Departed: per ragioni varie, cercano di fare entrare una persona nel bagno con voi. A volte solo per convincervi di persona a desistere, a ragionare. Accettate solo se avete dei problemi, se vi serve a prendere tempo o se temete he il rifiuto scateni qualcosa di peggiore. E non fatelo prima di esservi procurati qualcosa per minacciare l'incolumità di chi entra.
Naturalmente gli inganni sono sempre in agguato, ma fortunatamente tendono ad essere sempre gli stessi. Ecco cosa fare nel caso vi si pari di fronte:
-L'idraulico: sempre che lo abbiate chiamato voi per problemi logistici. Fatevi mostrare il rolex d'oro attraverso il buco della serratura, se non lo ha è un falso idraulico. Non aprite.
-
Francesco Rutelli: chiedetegli "Sette per otto?". Se non sentite l'inconfodibile botto che sancisce l'esplosione della sua testa (simile al deflagrare di un magnum in un barile vuoto) non è lui. Non aprite.
-Il tecnico dei telefoni: che deve installare una linea diretta con i mediatori. Fingete di conoscerlo e chiedetegli notizie della zia Clelia. Se è un impostore risponderà. Non aprite.
-
Giuseppe Saragat: è morto nel 1988. Non aprite.

Potrebbero passare giorni, forse settimane. Ma prima o poi le strade torneranno ad essere calcate dai vostri passi. E sarà bene che siano irrorate del sangue di chi vi ha costretto a tanto. Siate pazienti, siate strateghi.
In un battito di ciglia sparisco nella notte anche io. A boh. Davvero a boh. Saluti dolci amici.


postato da: Papercop alle ore 04:58 | link | commenti (11)
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venerdì, 27 ottobre 2006

Sopravvivere alla Capitale - Quattro Ruote e Non Sentirle -

E come il caldo di questi giorni, Papercop torna, ma non per restare. E non lo facciamo per lo stesso motivo: non ci va.
Tant'è che avevo anche pensato di cambiare ufficialmente il mio nickname da "Papercop" in "Caldo di Questi Giorni", ma Splinder non credo accetti una cosa del genere. Cosa che poi è francamente un'idiozia colossale, di quelle che non dovreste vergognarvi a segnalarmi: se qualcuno di voi mi avesse fatto ragionare in tempo non avrei mai versato il mio ultimo otto per mille a Christina Aguilera.
E quale modo migliore di "ritornare" se non quello di inaugurare una quadrilogia che con i chiari di luna attuali non troverà una conclusione prima della sanguinosa Guerra dei Cyborg del 2031?
Parleremo di Roma.
Come sapete, tutte le strade portano a Roma, e non è quindi improbabile che vi ci ritroviate anche senza volerlo: un colpo di sonno in autobus, o la terza traversa a sinistra invece della seconda.
Poco male: Roma è in effetti un'eccellente città. Il problema può essere al massimo quello che prima o poi vorrete tornare da dove siete venuti, ma per fare questo dovrete muovervi all'interno di essa. Oggi vedremo come farlo in automobile.

Il Mezzo.
Come molti sanno, le automobili furono definitivamente assemblate e commercializzate più di cento anni fa per permettere agli esseri umani di ascoltare i propri cd preferiti mentre si spostano da un luogo all'altro.
L'idea che la funzione principale dell'automobile sia quella di ridurre i tempi di spostamento è chiaramente puerile, specialmente nell'alveo romano, e confermata nella sua falsità dal fatto che in qualsiasi occasione valga la pena di spostarsi in città, il traffico locale renda più agevole e rapido farlo a piedi mentre un toro legato al proprio scroto spinge furiosamente nella direzione opposta.
L'avvento delle cassette prima, e dei cd poi, ha finalmente introdotto a pieno titolo nella capitale il mezzo automobile: prima di questo tempo infatti era messa anche in dubbio la funzione del mezzo come diffusore di musica, visto che il tentare di ascoltare la radio in macchina conduce tuttoggi inevitabilmente al sintonizzarsi su Radio Maria, emittente nota per il sovrastare qualsiasi altro genere di frequenza e per essere facilmente ascoltabile nei pressi di qualsiasivoglia oggetto metallico, da cui viene appunto ritrasmessa (pochi infatti sanno che i primi piercing non furono altro che gli antenati dei moderni auricolari, prodotti e venduti dalla radio cattolica).
Completamente trascurabile è la teoria secondo la quale le automobili siano state create da Dio al tempo del Diluvio Universale, per permettere agli uomini di ascoltare Radio Maria. Una teoria sostenuta solamente da una minoranza interna alla stessa radio, e perdipiù sparuta.

Rapporto con la Città.
Con l'esclusione di alcune zone riservate ai pedoni, è teoricamente possibile utilizzare l'automobile sulla quasi totalità delle strade romane.
Strade di enorme portata come il celeberrimo Grande Raccordo Anulare, nel quale mancare la propria uscita può portare a problemi di diversa entità: genericamente si è costretti a circumnavigare l'intero perimetro della capitale sperando di non incappare in un errore analogo, ma può andare peggio, e può testimoniarlo il mio amico Gianni, che per aver tentato a causa del ritardo una scorciatoia si è ritrovato in Inghilterra nel 1471, dove è stato fatto cavaliere da Edoardo IV di York.
O strade di ben altra risma, come i subdoli vicoletti nei dintorni di Campo de' Fiori, difficoltosi al passaggio anche per una persona di grossa corporatura, e inevitabilmente scandagliati alla ricerca di un parcheggio donato dal cielo.

Il parcheggio è infatti la peggiore nemesi dell'automobilista romano.
Fino ad un paio di decenni fa il parcheggio era consentito solo nei termini e nei modi regolamentati dal codice della strada. Quando ci si accorse che in questo modo si copriva appena un quinto della reale domanda, e che multare i trasgressori avrebbe significato ridurre l'intera popolazione all'accattonaggio, fu varato un solenne editto secondo il quale il parcheggio è permesso in qualsiasi punto non disturbi lo svolgimento della normale circolazione. Il giudizio sull'eventuale disturbo venne affidato completamente al cittadino parcheggiatore, consci che in capo a qualche anno si sarebbe creato spontaneamente un codice non scritto dell'Etica del Parcheggio a colpi di portiere rigate e di pneumatici squarciati.
Ad oggi il posto continua a non trovarsi, ma la fantasia dei Romani continua a sviluppare soluzioni senza rimedio. I principali parcheggi alternativi sono:
Parcheggio Boot Camp: ossia l'occupazione con parte della vettura (raramente con la totalità di essa) dei marciapiedi cittadini. Questo tipo di parcheggio dona vivacità al mesto passeggiare in centro, rendendo ogni uscita un'avventura nella giungla (cosa particolarmente apprezzata dopo il successo di Lost). E' anche indicato per chi vuole cimentarsi al cavallo con maniglie, ma non sa dove procurarsene uno.
Parcheggio a neo: ossia il piazzare la macchina in un punto della strada non strettamente fondamentale a chi deve semplicemente passare senza fermarsi. Questo porta in breve tempo al formarsi su una strada mediamente larga di un corposo agglomerato di macchine ricordante un isolotto, ai bordi del quale sfilano le altre autovetture. A volte questi agglomerati sviluppano rudimentali forse di governo autonomo, ma è raro non vederli dissolti in sanguinose rivoluzioni verso il termine della serata.
Parcheggio Gemello Siamese: perchè l'amicizia esiste ancora. Un parcheggio di questo tipo è in genere formato da due macchine tra loro alleate: la prima ha trovato un parcheggio decente, ed offre alla seconda la possibilità di accostarsi in un parcheggio occlusivo, quello che fatto ai danni di uno sconosciuto porterebbe ad un regolamento di conti a coltellate. Simpatica e pittoresca è la variante Parcheggio a Dama (una macchina impilata sull'altra).
Parcheggio Squatter: basato sull'invadere una proprietà privata altrui basandosi sulla previsione di non essere sorpresi da soggetti possessori di un interesse legittimo. Il vero squatter professionista è dotato di mappa della città con i migliori Hot Spots, di corposo mazzo di chiavi in grado di far cantare serrature, cancelli e lucchetti vari in essi presenti, nonchè di tronchesi, fiamma ossidrica e set di grimaldelli, perchè alla fame di scoperte non c'è mai fine.
Parcheggio Cave Canem: un appannaggio quasi esclusivo dei residenti del centro storico, che soprattutto il sabato vedono le proprie strade intasate da un'orda smaniosa di appropriarsene. Consiste nel parcheggiare la propria automobile in verticale davanti all'ingresso della propria abitazione: una soluzione non soggetta al giudizio altrui e che funziona anche come eccellente antifurto per l'appartamento e per la stessa vettura.

Ho visto gente litigare per un posteggio come questo. Ad entrambi non pareva vero averne trovato uno simile a Trastevere.

Piccole e grandi soluzioni, portate avanti con il sogno di trovare un giorno il leggendario Parcheggio Eden di cui favoleggiano a volte gli anziani: situato di fronte al locale più cool della città al sabato sera, tanto largo da permettere un'entrata ed un'uscita in una singola manovra, scevro da parchimetri o inghippi pecuniari di qualsiasi tipo e tenuto da parte per voi dal Topino dei Denti da Latte e da un laureato in giurisprudenza non presuntuoso.

Rapporto con gli Altri:
Come si è già visto, possedere una macchina ha poco o nulla a che fare con la necessità di spostarsi, ma tutti tendono a possederne una per questioni di status symbol e di accettazione altrui. Diventare un autista è una procedura che può essere facilmente compresa se confrontata con quella che porta a diventare un allenatore di Pokèmon®.
Anzitutto occorre studiare la teoria, e per questo ci sono apposite scuole. Una volta diplomati si passa a scegliere il proprio figlioccio di lamiere. Come esistono pokèmon di acqua, di fuoco, elettrici ecc., si seleziona la propria vettura favorita partendo anzitutto da una tipologia più allargata (spaziosa, veloce, consumi bassi, very cool ecc.).
Inizia così l'allenamento. Tanto il proprio, per cercare di capire come utilizzare al massimo a seconda delle situazioni la propria creatura, quanto quello della vettura, che come i mostriciattoli della Nintendo può evolversi se opportunamente sottoposta ad accurato tuning.
Come è purtroppo facile intuire, non ci sono veri pokèmon senza battaglie, e questo è stato sempre chiaro a tutti; ci si è comunque evoluti verso standard che oramai rasentano il massimo della sicurazza ottenibile.
All'inizio i conti venivano regolati tramite regolare tenzone in piazzale stile Destruction Derby, ma l'altissimo numero di vittime fece presto desistere da questa pratica.
Si passò poi ad un'altro grande classico: perde chi frena prima durante una corsa vertiginosa verso un baratro (ed a Roma non mancano i colli), ma i risultati anche qui furono da dimenticare.
Al giorno d'oggi la maggior parte dei contenziosi si svolge ai semafori, tra due macchine affiancate. Uno scatto bruciante, nell'aria lo stridio delle gomme, e solo una persona che alza il braccio alla fine.

Gareggiare è semplicemente obbligatorio se:
-Le macchine sono dello stesso modello.
-Una delle due mostra segni di impazienza, ad esempio avanzando di qualche centimetro prima del verde.
-I due piloti incrociano anche fatalmente lo sguardo durante la sosta forzata.
-La strada nella quale ci si immette è a singola carreggiata.
-E in ogni caso, ogni singola volta nella quale entrambi i piloti sono di sesso maschile.

In definitiva, non ci si può dire veri piloti se non si ha mai avuto a che fare con le strade capitoline, e ne è prova il fatto che esperti di tutto il mondo vengono appositamente qui per testarsi. Veniteci anche voi dunque. Tenete solo persente che -mantenendo la metafora pokèmonosa- il Team Rocket locale è dannatamente più in gamba di quello dei cartoni animati, quindi state attenti a come disponete delle vostre quattro ruote predilette.
Un saluto svogliato a voi, amici cari.


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lunedì, 16 ottobre 2006

Tracce di vita intelligente?

Un post questo che si prefigge il solo scopo di sfatare le incipienti voci sulla mia avvenuta morte biologica, affrettate conclusioni tratte da lunghi e nefasti silenzi.

Il problema principale è fornito dall'aspra battaglia attualmente in corso tra la Scarsissima Voglia di Scrivere e lo Scarso tempo a Disposizione. Personalmente spero vinca la prima: un nemico/amico al quale si è già abituati.

Nel promettere che entro un numero ragionevole di giorni, presumibilmente vicino ai 5, tornerò a scrivere qualcosa di vivente in quella terra di pretenziosità che ben conoscete, vi lascio con questa piccola gioia che mi regalò qualche tempo addietro lo sperimentare con le traduzioni automatiche di Google. So che è un argomento abusato e che dovrei baciare il terreno dove il suddetto traduttore cammina anche solo per la sua mera esistenza ecc.ecc., ma questo lo trovai davvero amabile (ho rifatto la prova, ed è ancora così, ho anche scoperto che Gammi si dice Range -ciao Gammi-).

Un caso? Un errore? Un messaggio velato?

E di cosa stanno parlando?

Con questi dubbi appena sorti da un nulla fatto di mero dileggio, vi saluto e torno a sbattere la testa contro il muro, sperando che perlomeno qualcuno ne tragga disturbo, adieu amici.


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sabato, 07 ottobre 2006

Comunicare con Sapienza si può.

A passo di giava il tempo è passato, ed annunciate dalle giornate sempre più corte e dai freddi ed umidi (ma oh, così buoni) tramezzini dei neodistributori sono "finalmente" ricominciate le lezioni anche in quel di Scienze della Comunicazione.
E ancora una volta riparte la macabra danza degli studenti. Troppi, indisciplinati, demotivati, lavativi e scarsamente istruiti: carne ideale per l'altare votivo delle soluzioni logistiche di emergenza. Accatastati per anni in luoghi freddi ed angusti, costretti a conservare gelosamente anche posti in terra, costretti a vagare per la città spostandosi di meta in meta alla ricerca del magico foglio su cui apporre la propria ed altre diciotto firme false.
Ma alla fine qualcuno si è mosso.
Per quanto i figli possano disattendere le aspettative dei genitori, sempre figli rimarranno, e ai figli si vuole bene. Il rettorato della Sapienza e il Consiglio di Facoltà hanno infine deliberato di muoversi con decisione per ovviare perlomeno al problema dei luoghi di insegnamento, e hanno presentato per la stagione 2006/2007 un programma finalmente convincente. Andiamolo a vedere.

Aule/Cinema: dopo l'esperimento dello scorso anno, la facoltà ha deciso suo malgrado di riattivare le lezioni nei cinema in zona Salaria, soluzione storicamente invisa agli studenti, soprattutto per questioni di audio e di piano scrittura. Per invogliarli a seguire le lezioni sono stati promessi crediti extra a chi si sarebbe presentato vestito da personaggio dei film attualmente in circolazione. La zona Piazza Fiume-Via Po è stata così pacificamente invasa da una moltitudine di ragazzi agghindati come gli eroi hollywoodiani.
Gettonatissimi il costume da pirata à la Jack Sparrow per i maschietti, e la mise da Jennifer Aniston in "Ti Odio, Ti Lascio Ti" (completamente nuda con pelo pubico rasato) per le femminucce. L'unico incidente si è verificato per un ragazzo che dopo aver visto "The Road To Guantanamo" ha cercato di presentarsi vestito da "sospetto terrorista islamico", venendo però abbattuto su Corso D'Italia da un carabiniere in borghese.
Il vicepremier Francesco Rutelli si è personalmente scusato dell'accaduto a nome del governo. "Faccio le mie più sincere condoglianze alla famiglia" -ha detto spegnendo la PSP- "Purtroppo il carabiniere in questione ha una folle paura degli insetti ed ha avuto uno scatto fatale quando ha visto il ragazzo vestito da Ant Bully". Vedendo poi Massimo D'Alema sbracciarsi furiosamente ha aggiunto rivolgendosi a lui "E sì Massimo, ciao! Ci siamo salutati poco fa, te lo sei scordato?"
Non si registrano al momento altri incidenti, escluso un acceso alterco con un ragazzo che in mancanza di vestito valido ha cercato di barare clamorosamente, pretendendo di entrare nel cinema in macchina. Trascinato via dal carro attrezzi non ha smesso di gridare "Maledetti comunisti! Cosa avete contro la Pixar?"

Aula Legend: per venire incontro alle esigenze degli studenti lavoratori sono state istituite anche quest'anno delle lezioni serali, che si svolgeranno al Legend Pub di Piazza dei Volsci.
Lezioni di due ore dal lunedì al venerdì dalle 21 alle 3 a.m. Consumazione obbligatoria.

Aula Pam: finalmente chiuso l'accordo con il supermercato Pam di Via Tiburtina che offre la zona tra i banchi gastronomia e macelleria all'utilizzo per l'insegnamento. Ne gioveranno i ragazzi, che finalmente hanno a disposizione un ambiente ampio e climatizzato, con la possibilità di rifornirsi con ampia facilità di snack e vettovaglie, e ne gioverà il supermercato stesso che vede così aumentata di botto la potenziale clientela ed ha ottenuto di poter utilizzare gli assistenti dei professori come commessi ai banchetti degli assaggi promozionali.
Richiedendo l'apposita Tessera Studenti si avrà in omaggio una presenza valida ai fini della frequenza complessiva ogni 150 euro di spesa.

Aula De Masi: l'ex preside della facoltà e barone della sociologia Domenico De Masi ha deciso di mettersi una mano sul cuore e di offrire di tasca sua per ovviare a quei problemi tanto spesso da lui deprecati.
Ha quindi annunciato di destinare uno spazio da lui posseduto nei pressi del suo studio di Corso Vittorio Emanuele allo svolgimento di lezioni varie. Gli studenti si ricordino di suonare al citofono "Rodriguez - Karlovskij" e di dire "Sono Betty, vengo per l'unicorno di zia Anìtra", nonchè una volta saliti di entrare direttamente nella porta rossa senza provare a guardare nelle altre.

Lezioni Telematiche: confermato per il secondo anno di fila l'esperimento delle lezioni telematiche via Irc. Collegandosi al server irc.azzurra.org ed entrando nel canale #ScienzedellaComunicazione gli studenti potranno seguire comodamente da casa le lezioni attivate per questo innovativo metodo didattico.
La facoltà ha ricordato in un lungo comunicato che come al solito il professore sarà riconoscibile dal nickname (precedentemente registrato) Nome.Cognome (esempio: Massimo.Canevacci). Questo per evitare che mistificatori e lamer perditempo cerchino di usurparne il posto per svago: famoso il precendente del marzo 2006 in cui un sedicente M4xC4nev4cci ha spinto undici studenti all'omicidio di un tabaccaio dei Parioli approfittando di un netsplit.
La facoltà è tornata anche sul caso in questione chiarendo che nonostante fosse stato così promesso dall'impostore, e nonostante la perfetta riuscita, il compito assegnato non varrà come esonero regolamentare. Feroci le polemiche, ma vane.

Mentre si va alla lezione di Costanzo e regna l'allegria.

Aula Luiss: perchè lasciare che i privati abbiano tutti i lussi possibili, quando le università pubbliche non hanno niente? La facoltà ha deciso di sfruttare gli eccellenti spazi della università Luiss agendo con occupazioni rapide durante le ore in cui queste non vengono utilizzate. Già pronti centinaia di tesserini falsi per gli studenti, e un ampio set di travestimenti da infiltramento stealth per i docenti (bidello, idraulico, prete ortodosso, cameriere, squaw ecc.)

Aula Pamphili: per riscoprire il filo diretto con la natura, sovente dimenticato in una metropoli caotica ed inquinata come Roma, e per omaggiare gli antichi pensatori, che tanto spesso dispensavano saggezza in cortili ed altri luoghi all'aperto, è stato disposto di organizzare una serie di lezioni a Villa Pamphili. Il luogo designato è a circa 50 metri dallo stagno delle nutrie, dove ci sono le due panchine (una delle quali riservata ai professori). Obbligatorio portare il certificato di avvenuta antirabbica per poter sostenere l'esame.

Light Sign: il problema principale non è trovare un luogo dove sia possibile fare lezione, è trovarne uno in cui la lezione possa essere svolta con periodica regolarità (motivazione per la quale sono cadute fior di candidature come quella della bocciofila di Viale Regina Margherita, quella della Basilica di San Pietro e quella del 46 barrato). Per sfruttare comunque questo genere di situazioni "una tantum", il preside Mario Morcellini ha istituito un nuovo organo di facoltà: i Class Finders. Costoro hanno il compito di battere la città palmo a palmo in cerca di siti adeguati allo svolgimento di una lezione, anche una sola. Una volta scovato un luogo adatto, emettono un segnale luminoso che proietta nel cielo della capitale l'inconfondibile logo di SdC. Da quel momento gli studenti hanno 45 minuti per raggiungerne la fonte, ivi scovando il luogo in cui si terrà la lezione del giorno.
"Ho preso l'idea dal film Batman" -ha commentato Morcellini ad un giornalista- "Che film spettacolare! E' oramai il mio preferito da lunghi, lunghi anni. Ha resistito persino a 'Notte Prima degli Esami'!"

Aula Golden Club: ampio ambiente climatizzato con schermo di dimensioni cinematografiche per eventuali proiezioni, e sistema Dolby Surround per garantire un audio perfetto a tutti gli astanti. Poltrone di raso con schienale ergonomico, fornite di piano di scrittura personalizzato. Accesso internet wireless gratuito, al quale si aggiungono 50 pc con collegamento a banda larga a disposizione di tutti gli studenti. Biblioteca Nazionale fornita di circa 18000 volumi aperta allo studio e alla consultazione (500 posti a sedere). Impianti sportivi da calcio, calcetto, tennis, squash e piscina semiolimpica con ampio parco circostante. Elegante e funzionale snack bar gestito da Ben Affleck. Situato in pieno centro storico a soli cinque minuti a piedi dalla stazione di Borgarello (PV).

Aula Verano: l'altro grande ritorno della stagione 06/07 è la riconferma dell'aula Verano, situata all'interno dell'omonimo Cimitero Monumentale. In una cornice suggestiva e a poche fermate di autobus dalle altre strutture universitarie sarà possibile svolgere lezione con quella tranquillità che solo un luogo di culto sa regalare: una vera oasi di pace nel frenetico alveo metropolitano.
Dopo le proteste dei genitori degli studenti morsi dagli zombie, emersi e fuggiti durante la lezione di Francesco Giorgino del maggio 2006, è stata approvata l'assunzione di un bidello dotato di fucile da cecchino, in modo da tarpare sul nascere eventuali altre visite poco gradite. A causa di questa risoluzione è stato quindi proibito agli studenti di portare con sè in aula armi da fuoco, cosa invece tollerata per le altre sedi didattiche, previa l'approvazione da parte della segreteria amministrativa.

Pare insomma che qualcosa si sia infine smosso in quell' elefantiaco macchinario che è la nostra amata facoltà, dovevano proprio attendere che andassi fuori corso, a quanto pare. Vedrò di farvi sapere come proseguono le cose qui da noi, nel frattempo, il solito caro saluto.


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venerdì, 29 settembre 2006

Lepre Stratega - Il Caso della Stanza Chiusa (Parte 1)

Vedi: Sacra Scuola della Lepre Stratega di Nanto

Vi racconterò un aneddoto.
Durante un mio breve soggiorno estivo in terra toscana fui invitato da mia madre alla lettura di un racconto contenuto in un libro da lei da poco acquistato. Il racconto è il celebre I Delitti della Rue Morgue dell'ancora più celebre Edgar Allan Poe.
Stimolato dalla sua descrizione della storia mi ripromisi di leggerlo la sera stessa e così feci. Ve ne riassumerò la trama.

Dopo una serie di sproloqui su scacchi, dama e nani, arriva il Delitto citato nel titolo: due donne sono state assassinate in modo inusualmente brutale nella loro abitazione, le porte e le finestre chiuse ermeticamente, nessuna traccia degli assalitori e nessun movente plausibile. Il lettore comincia a lambiccarsi il cervello ed a seguire con crescente passione le inchieste della polizia, che brancola nel buio davanti alle inutili e in parte discordanti dichiarazioni dei testimoni giunti poco dopo il massacro, e davanti all'incapacità di trovare una spiegazione su come abbiano potuto fare gli assassini ad entrare o uscire dalla casa. Dopo il fallimento dell'intero celeberrimo corpo di polizia parigino, si presentano sul posto i due protagonisti, e dopo mezz'ora di sopralluogo uno dei due ha risolto il caso: non c'era alcun tipo di movente, e il colpevole è un orangutan gigante. Del Borneo.

Immagino che ora avrete diverse domande da farmi, le farò io al posto vostro per facilitare il tutto.

Q: Ma perchè ci hai spoilerato il finale? Io avrei voluto leggere il racconto.
A: Spiacente. Se avessi detto "attenzione: spoiler" non avreste letto. Inoltre vi ho risparmiato una delusione. E ricordate che a Final Fantasy VII muore Aeris.

Q: Perchè tua madre ti ha tanto decantato una roba del genere?
A: Me lo chiesi anche io. Il giorno dopo su precisa domanda mi disse che era una sorta di simpatico sgarbo. Un po' come quando "qualcuno" mi consigliò caldamente "Il Cartaio" di D.Argento.

Q: Dove posso trovare il racconto?
A: Un po' dove vuoi. Anche qui a volerlo davvero.

Q: Era possibile arrivare da soli alla soluzione del giallo?
A: Direi di no. Ma puoi sempre chiedere al protagonista, che capisce da un pezzettino di nastro che l'animale appartiene ad un marinaio imbarcato su una nave maltese.

Q: Quali sono i tuoi gusti di gelato preferiti?
A: Riso (o fiordilatte) e cocco.

Q: Ma soprattutto, perchè ci hai raccontato questa roba?
A: Per dimostrare che quando si ha a che fare con una "stanza chiusa", è difficile cavarsela con efficacia.

E se non ci riesce il vecchio Poe, che naufraga senza speranza sugli scogli del ridicolo nonostante le sue notevoli doti narrative, vorreste riuscirci voi? Con quella pancetta cadente lì?
Capita a volte che il pericolo di una rappresaglia vi si manifesti nel momento meno adeguato: un ambiente chiuso con limitatissime se non inesistenti possibilità di fuga. Dando per scontato che a casa vostra sappiate come difendervi (io ad esempio dormo più tranquillo dopo che ho sacrificato la stanza degli ospiti per tenerci dentro una catapulta), dovrete essere pronti ad un'evasione fulminea anche se in trasferta in abitazioni altrui.
L'esempio da manuale è quello del party. Siete a questa festa intenti finalmente a svagarvi un po' dopo una settimana di ozio, e all'improvviso vi si para davanti un figuro losco e furente con la malcelata intenzione di crearsi una personale edizione di Shangai con le vostre ossa. Spesso i motivi della sua cieca rabbia saranno tra i più futili: gli avete forse rifilato un pestone involontario pronunziando scuse con voce inaudibile, gli avete forse sottratto da innanzi agli occhi l'ultimo tramezzino al salmone rimasto, vi ha forse sorpreso mentre nel bel mezzo del salotto sorbivate aranciata amara dalle cavità naturali della sua ragazza, o altro ancora. Quel che davvero conta è che occorre agire presto, per poter agire ancora in futuro.

In questa prima parte tratterò una sola tecnica, la più pericolosa e allo stesso tempo la meno pericolosa da attuare in questi casi.Quella a cui sarete costretti a ricorrere nel caso una fuga alternativa sia del tutto inattuabile. Quella per la quale nel ricordo che la gente conserverà di voi si troveranno tracce di frasi come "Sarebbe stato meglio fosse morto". Sto parlando della famigerata:

"Prendi lei, ma ti prego, risparmia il ragazzo!"   "Il ragazzo? Cioè tu?"   "Ma certo! Io, il ragazzo!"

Sacra Tecnica del Suicidio Sociale di Nanto

Tecnica di Evasione

Ambiente: "Stanza Chiusa"(cit.)

Genericamente la situazione di innesco prevede un aggressore dalle mani sgombre o armate in grado di raggiungervi in 1-2 passi e una situazione geomorfica sfavorevole (ad esempio il classico drappello di persone atterrite). Null'altro da fare in questo caso che immolare il proprio orgoglio sull'altare della vostra salvezza, consci che in quanto adepti della Sacra Scuola alla fine sarete voi gli ultimi a ridere, dopo tanta derisione.
Cadendo sulle vostre ginocchia, implorate per la vostra vita, meglio se facendovi scudo con una persona, meglio se di sesso femminile, meglio se anziana.
Le cose da tenere a mente sono:
1)Il piagnucolio. Riscoprite i toni alti della vostra estensione vocale, ispirandovi a gattini feriti o cose del genere e cercate di procurarvi lacrime autentiche, magari pensando a quando giocando a Final Fantasy VII avete visto morire sempre Aeris. Lei è quella che muore.
2)La mimica facciale. Per avere un'idea provate a far finta di stare per aprire questo libro.
3)Il frasario. Siate patetici o ve ne pentirete. Pateticissimi! Qualche esempio: "Ti prego, non farmi male, domani ho il saggio di danza", "Aaaah! Non farlo! Picchia lei! Picchia lei! O mia madre! Ti dò l'indirizzo! Ti presto anche il motorino!", "Non puoi picchiarmi, io porto gli occhiali!" (funziona meglio se non è vero), "Se mi fai del male lo dico a mio cognato, che fa il metronotte!" (se gli parlate di vostro fratello, che è un boss mafioso o Mike Tyson si arrabbierà tantissimo, anche nel caso sia vero e risaputo), "Io non avevo capito la gravità del fatto! Sono calabrese!", "Ferma ti prego la tua mano. Oh mare nero, mare nero, mare ne...", o ancora "Se mi lasci andare ti dico dove ho comprato il libro di Muccino". Avrete sicuramente modo di idearne altre, magari adattabili alla persona in questione, o a voi stessi.

Nel caso abbiate successo, l'energumeno placherà la propria ira, confortato nel vedervi apparentemente soggiogato alla propria macht. In genere vi ordinerà di uscire e scoppierà in una cavernosa risata, alla quale si potrebbe aggiungere quella di tutti i presenti in sala. Fatelo. Voi tornerete.
Se ne avete il modo (una fuga facile ad esempio) provate ad accompagnare la vostra uscita di scena con una frase insultoria, minacciosa, o meglio brillante ai danni del burbero in questione. Migliorerà forse la vostra situazione oramai disastrata dal punto di vista sociale, ma al massimo in modo impercettibile.
Il terribile svantaggio di questa tecnica sta infatti nell'avere impresso in un numero tanto grande di persone la scena della vostra resa incondizionata. Una sollecitazione tanto forte da generare il rischio concreto di non vederla più cancellarsi dalla mente altrui, neanche nel caso il giorno successivo giungesse la notizia dell'assassinio del feroce perseguitatore. Non so se sarete in grado di sostenerlo.

E' una tecnica che viene insegnata per prima per via della sua incredibile versatilità (può essere effettuata -naturalmente con le opportune varianti- anche in spazi aperti o in mancanza di scudi umani), ma che si spera non siate mai costretti ad usare.
Quando si dice così nei film e nei fumetti alla fine la si usa sempre, è vero, ma se la vita fosse un film, il vostro cane vi avrebbe salvato la vita poco prima che vi decideste ad abbandonarlo in autostrada, facendovi cambiare idea in proposito. Invece lo avete fatto. Nei pressi dello svincolo per Orte. 

Un saluto a voi amici cari, la seconda parte non sarà il prossimo post, ed arriverà un giorno o l'altro. Bye.


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venerdì, 22 settembre 2006

Dolce e bianca è la notte, e senza vento. (Parte 2)

Ed eccoci dunque a trattare della notte in sè. Per farlo con efficacia utilizzerò il mio brevettato superpotere Doppia Cittadinanza(TM). Grazie ad una serie di contingenze storiche infatti, posso sostituire alla mia brevettata gimmick romana, quella che mi viene dall'aver trovato i natali ben più a sud, in quella Reggio Calabria che ha di recente sostituito i 15 punti di penalizzazione alla propria squadra quale maggior calamità mai occorsa nella zona, scalzando agguerriti rivali quali il devastante terremoto del 1908, che ridusse di un terzo la popolazione locale, e la crisi del Martini del 1991, che fece perdere il lavoro all'85% dei raccoglitori di olive.

Una situazione questa che come nella migliore tradizione "Primo tempo film Disney" finisce per renderti inviso ad entrambe le genìe, che faticano a riconoscerti come loro simile. Chissà se saranno tranquilli come me il giorno in cui gli alieni si chiederanno dubbiosi se distruggere gli abitanti della città di Romolo o di quella del Bergamotto...Ed è questa certezza a rendere beffardo il mio sorriso quando un "Calabrese!" solca l'aria per il solo aver chiesto del pane, o quando debbo sorbirmi a mo' di sfottò il canzonamento delle mie frasi rifatte in un romanesco che fa rimpiangere perfino quello di Massimo Boldi.

Non stupisce l'adozione della Notte Bianca® in una città che sta facendo il possibile per proporsi come il luogo cool per eccellenza al di sotto di Eboli. Era un passo fin troppo prevedibile dopo la recente istituzione dell'Assessorato alle Politiche Cool, quello grazie al quale ora gli scheletri dei palazzoni abusivi vengono costruiti anche al'essenza di bergamotto ed a quella di gelsomino. Andiamo quindi a vedere come la capitale Italiana e la San Diego della Locride vivono questo evento tinto di magia.

Atmosfera e partecipazione popolare

Roma: il primo storico impatto con la Nuit Blanche non è stato dei migliori. Per le strade serpeggiava il disappunto verso un'iniziativa con l'unico apparente scopo di far arricchire le compagnie della telefonia mobile, al ritmo di un "Dove state?" ogni 0,376 secondi. Ricordo bene di aver riservato anche per questa manifestazione il mio brevettato "Se dovessi mai di nuovo...", formula alla quale si aggiunge la dichiarazione della condizione di innescamento (in questo caso il partecipare nuovamente l'anno venturo) e il "da farsi" nel caso (in genere è l'invito a calciare con forza apparati riproduttivi esterni).
Naturalmente disattesi quanto annunciato, come non ho mancato di fare fin troppe altre volte, tra le quali cito: "Se dovessi mai comprare un altro disco di Beck", "Se dovessi mai installare MSN Messenger", "Se dovessi mai guardare un'altra partita di Serie A" (sigh) nonchè temo "Se dovessi mai aprire un blog". Ma capitemi, sono solo umano.
Solo umano già, e il secondo anno mi ero già assuefatto al trend generale che avrebbe assunto l'evento: centinaia di migliaia di persone per strada, convinte che da qualche parte nella magia della notte romana ci sia qualcosa di bellissimo ed inusuale, se lo si saprà trovare. Il problema è che non si trova mai.
Il clima festoso e l'affollamento stradale non tardano a generare una serie di cori di vario tipo, genericamente inneggianti al calcio o alla tradizione stornellesca. Immancabile quest'anno il Minuetto Popò (cit.) aka Seven Nation Army, che oramai viene utilizzato da chiunque per qualsiasi ragione (basti vedere come nella finale di Fed Cup lo cantassero entrambe le squadre ed entrambi i tifosi, con qualche sospetto fischiettio da parte dell'arbitro). Hanno chiesto ad Umberto Eco le motivazioni semiologiche di un comportamento diffuso del genere, ma ha risposto "Pooo po po po po poo poooo."

Reggio Calabria: ogni composto è scindibile nelle componenti che originariamente l'hanno generato, a volte è difficile, a volte no. Aggiungi della Lemon Soda a della vodka e otterrai della Vodka Lemon. Aggiungi centocinquantamila campagnoli ad un sabato sera qualsiasi ed avrai la Notte Bianca. L'eco della mondanità infatti non tarda a farsi strada nelle spesso rurali aree circostanti, e il profumo degli eventi è miele per questi sciami di pendolari dello svago, calati come avvoltoi nel ventre della "Metropoli", il posto più bello del mondo.
Se un disegnatore nipponico di passaggio cercasse di ritrarli non potrebbe fare a meno di mettere le stelle nei loro occhi, tanto è lo stupore ed il timore reverenziale con il quale con aria da miracolati si aggirano per le vie del centro cittadino. Hanno quasi le lacrime agli occhi nel vedere le luci artificiali delle insegne, le gonne corte delle ragazze, ed il monumento ad Ibico Reggino, misconosciuto poeta dell'epoca Alessandrina assorto al ruolo di Omero locale, i cui versi sono in genere usati come dotta citazione per affascinare le ragazze. La cosa funziona grazie al fatto che nessuno li conosce, ed è quindi possibile aiutarsi ricorrerendo a "poeti" vagamente più nazionalpopolari, purchè si abbia cura di non mettere in bocca al vate di Rhegion odi alle "vespe truccate anni cinquanta" o altri anacronismi poco credibili.
L'atmosfera per le strade non è festosa come nella capitale, a causa di un mix del disagio emozionale degli ospiti, e della consapevolezza dei locali che un coro di qualsiasi genere darebbe luogo in breve tempo ad una rissa di enorme portata, in grado di salvare la serata di loschi figuri tediati fino allo stremo e disposti a tutto per avere un po' di azione, anche a riscoprirsi cultori della moralità e del decoro nel caso un ingenuo drappello provasse ad elevare un inno alle nudità femminili.
Allo spuntare del sole alcuni pescherecci si occupano di recuperare i corpi di incauti forestieri a cui nessuno ha inteso spiegare cosa fosse di preciso il cosiddetto "mare".

Attività Commerciali

Roma: poco e niente. La stragrande maggioranza dei negozi si guarda bene dal tenere aperto anche di notte, lasciando questo fardello a chi lo farebbe comunque. La notte bianca è infatti una vera manna per chi fornisce cibo e bevande, dato che una buona percentuale di persone non ritiene di dover fare nulla di diverso dall'uscire a prendere qualcosa, come al solito. Il fatto che in questo caso sia necessario fare file lunghe anche più di un'ora per una semplice birra non sembra turbarli (e di certo non turba i commercianti, i più furbi anzi riescono anche a farsi pagare un sovrapprezzo per occupazione prolungata del suolo interno).
La necessità di camminare per chilometri per poter raggiungere l'ambito evento evoca la leggendaria figura del Bibitaro con Bacinella, nella quale sotto forma di bottiglietta d'acqua freddata da un grosso blocco di ghiaccio risiede la salvezza del maratoneta imprudente. Riesci -seppur con fatica- ad immaginare l'elevato costo delle bibite in vendita quando ti passa davanti un ragazzo, in genere sui trent'anni, vestito solo della biancheria intima ed erroneamente scambiato dai più per goliarda. Una volta ne ho visto uno con un'inquietante cicatrice sanguinante all'altezza del rene destro. Ma chi sono in fondo io per trarre conclusioni.

In questa immagine è nascosto un piemontese. Ricchi premi a chi lo trova.

Reggio Calabria: ben diversa la situazione qui. I commercianti locali infatti hanno ben chiara la portata del giro d'affari creato dalla Notte, e non si lasciano scappare l'occasione di sfruttarlo.
Le loro aspettative non sono disattese: orde di persone invadono i negozi completamente ipnotizzate dalla possibilità di fare acquisti in orari tanto inediti. Qui passa una madre di famiglia che trascina due gonfie buste della spesa, lì un signore di mezza età con in spalla una pesante arpa celtica; e ancora una famiglia che ne approfitta per cambiare le macchina ed un'altra che con gli occhi spiritati spende due stipendi in un negozio di abbigliamento in cui la scritta "Saldi", cancellata vistosamente a pennarello è stata sostituita da quella "Sconti per la Notte Bianca" (una trovata che in questo 2006 ha fatto furore).
Abbagliati dalla follia consumistica in corso, i forestieri della piana non hanno voluto essere da meno, trovandosi però frenati dal profondo dubbio sul cosa comprare. I più impreparati si sono buttati su forniture per ufficio o copertoni di automobili, mentre una gran parte ha preferito fare incetta degli stessi pomodori/peperoni/melanzane/funghi sott'olio forniti da loro stessi appena la settimana prima al negozio prescelto. Completamente esaurita in meno di un'ora la "Coppa Notte Bianca", preparata da un gelataio locale, e costituita da della panna montata spruzzata su un Taralluccio della Mulino Bianco inserito in un bicchiere di carta. Un assaggio di notte parigina a soli sei euro.

Offerta di intrettenimento

Roma: sì ok, non si può negare che a volerlo ci siano concerti e cose del genere. Anzi, ogni locale, edificio o sottoscala nel quale sia mai stato fatto un concerto tende ad ospitarne uno per il magico evento. Ma è troppo facile: ad un concerto si può andare in qualsiasi altro momento dell'anno.
Come fare allora a dare l'impressione che stia accadendo qualcosa di insolito ad una folla di persone che si aggira a piedi per il centro? Semplicemente piazzando qua e là con rigore geometrico una serie di ambigue attrazioni. Finte giraffe rosse a via Cavour, specie di composizioni postmoderne in tema alchemico a Castel Sant'Angelo, gente ricoperta di piante a Piazza Venezia e così via. Incappare in una di queste apparizioni provocherà immediato sollievo e lo spunto per un racconto del giorno dopo, in genere oggettivamente deriso dall'ascoltatore di turno e mai più tirato in ballo.
Segnalo comunque la presenza al Vittoriano della Coppa del Mondo recentemente vinta, per vedere la quale occorreva effettuare una lunga ed estenuante scalata dello stesso in mezzo ad un fiume di gente. Cosa finita, come al solito, nel cannibalismo. Ma è in fondo anche questo il bello della frizzante nottata, incorniciata dal suono di centinaia di trombette di plastica assolutamente irreperibili per il resto dell'anno.

Reggio Calabria: la gente qui è sempre stata abituata ad avere poco o niente, e si trova quindi libera dallo spleen generalizzato dell'audience romana, inerte alle pur blande provocazioni alle quali è sottoposta. Quando le cose non arrivavano era sufficiente immaginarsi fossero arrivate, e andava bene lo stesso.
Basti pensare a quando si vociferò dell'arrivo di Baggio alla Reggina nel 2000: in breve tempo ad ogni angolo c'era chi giurava di averlo visto sul Corso o chi raccontava di averlo visto allenarsi al Sant'Agata. Baggio naturalmente non si era mai mosso da Caldogno, limitandosi a chiedere "Reggio cosa?".
Altro momento magico fu quando si sparse la leggenda che Vasco Rossi, alla vigilia di un concerto in città, avesse risposto ad una domanda sul "cosa provasse", che era contento di suonare a Reggio, "perchè qualche volta al cesso bisogna andarci" (cit.). Quando si iniziò a realizzare che la storia era oltraggiosa si aggiunsero i particolari decisivi, ossia che il buon Vasco era stato intercettato sempre sul mitico Corso, e quindi aggredito, con rottura di due costole (giuro che è vero, mio cugino era il primo a gioirne patriotticamente).
Perchè quindi proporre performance artistoidi, se tutto quello che la gente chiede è un miraggio catodico, anche di seconda scelta? Ed ecco quindi spuntare per le vie del lungomare artisti di indubbio spessore come (quest'anno) Valeria Marini, Costantino&Daniele, più altri divi da telenovele random. Non sarò certo io a mettere in dubbio la spontaneità della loro decisione, difesa a spada tratta dalla cittadinanza intera. Sono del tutto convinto che la cosa sia in effetti andata come dicono.

Amico di V.M. : Valeria, allora cosa fai sabato?
V.M. : Mah pensavo di andare a passeggio a Reggio Calabria.
Amico di V.M. : A passeggio?
V.M. : Sì, una passeggiata a Reggio. Oh, senti che rima!
Amico di V.M. : Posso venire anche io?
V.M. : Sinceramente dubito che tu ne sia degno.

Il centro nevralgico della città, sebbene allargato per l'occasione, è inevitabilmente troppo piccolo per la quantità di gente presente, che quindi a parte alcuni avventurieri che vi si allontanano (finendo in genere sbranati dai lupi), converge nella stessa zona, finendo per incappare in questi divi amichevolmente accorsi per una gradevole passeggiata serale. E' facile avvistare dove costoro siano grazie al corposo assembramento che li circonda, nonchè dalle ragazzine urlanti stile beatlemania e dai frequenti casi di guarigione spontanea da tetraplegia e tumore.

Quale è dunque il posto più cool in cui passare la Notte? In attesa di testimonianze da altre città colpite da analoga calamità mi tengo la mia notte capitolina, incorniciata dal suono di mille ambulanze che corrono dove una rissa è scoppiata per futili motivi. Nettare per le mie orecchie.

Una buona notte a voi, amici. Se non è notte adesso, vale per stasera. Un po' di elasticità perdio.


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giovedì, 14 settembre 2006

Dolce e bianca è la notte, e senza vento. (Parte 1)

Capita a volte che "oggetti" più o meno di nicchia vengano scoperti d'improvviso dal grande pubblico, che fa in modo di appropriarsene diffondendoli in una macchia d'olio che spesso travalica confini impensati.
Assai frequente questo per film, canzoni, o idiozie via internet; molto meno per fenomeni di dimensione più elevata, in grado di smuovere concretamente il gusto della propria utenza per un periodo di tempo più o meno breve. Tutti hanno in mente un esempio calzante, ma in caso contrario basterebbe citare la passione per la "Cultura Coatta", che nei mesi caldi del 1999, complice il bardo Piotta invase la penisola, o più recentemente il  Sudoku, fenomeno della scorsa estate, o il clistere, che tanto impazzò nell'inverno del 2002.
Nessuna di queste One Hit Wonders però richiese al tempo uno sforzo organizzativo paragonabile a quello che intere città si sobbarcano per regalare anche al proprio elettorato la famigerata Notte Bianca®.

Nata a Parigi nel 2002, la Nuit Blanche sbarcò l'anno successivo anche in Italia, rendendo per una serata Roma il posto giusto e cool dove abitare. Verso le 4 a.m. tuttavia, il più famigerato blackout della storia recente colpì la penisola, rendendo la visuale nel centro cittadino analoga a quella della brughiera scozzese, e annullando così tutto quanto di cool, chic e very nice era stato fatto.
L'ottimismo però non abbandonò la giunta romana, che programmò la Notte® anche per il settembre successivo, riuscendo nell'impresa di organizzare un evento per il quale le reazioni della popolazione locale e della critica furono entusiastiche (chi non ricorda infatti il titolone a tutta pagina del Messaggero che gridava in caratteri gargantueschi "Non ha diluviato e non c'è stato nessun blackout nazionale!" ?).

Da lì in poi la strada era spianata, e da Milano in giù più di una città si affrettò ad agghindarsi col vestito buono per una notte in cui semel in anno tutto era concesso. L'edizione del 2006 ne è stata la definitiva conferma: il cittadino medio ha visto gaudente numerose città accodarsi alla capitale per rendere bianco dalle alpi alle sponde di Lampedusa il sabato prescelto.

La cosa non è però sfuggita alla feroce stampa francese, che ha montato un caso nazionale additando al pubblico ludibrio la popolazione italiana, rea di aver plagiato l'idea della candida e notturna manifestazione senza permesso alcuno, ed attaccandola in una serie di spietati editoriali. Nessun dubbio che ad aver alimentato la polemica sia stata la recente frizione dovuta ai postumi mondiali, ma le critiche erano ineccepibili, e non riconoscere il palese plagio sarebbe stato (sebbene prettamente italian style) un autogoal diplomatico.
Il governo ha quindi commissionato alla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza in Roma il compito di studiare un'efficace controffensiva al revanscismo d'oltralpe, promettendo come ricompensa l'installazione di nuovi distributori automatici di vettovaglie, dotati tra l'altro di tramezzini ai gamberetti ed al salmone affumicato.

Spronati dalla magnificenza della ricompensa promessa, i giovani scienziati si sono messi all'opera, e dopo una settimana passata a guardare programmi televisivi francofoni, a leggere fumetti di Asterix e a consultare l'Atlante per capire dove poi fosse questa presunta Francia, la risposta era pronta: notarono infatti come su alcune reti private locali impazzasse uno spot pubblicitario, nel quale un individuo accompagnava con dei balletti equivoci la rèclame di alcune suonerie a pagamento per i telefoni cellulari.
Non erano però le celebri La Vie en Rose, Ne Me Quitte Pas o Moi Lolita ad essere il pezzo forte dell'offerta, bensì un brano musicale creato appositamente per questo sparuto mercato; su quella base pseudo dance tutti i nodi venivano al pettine: i mondiali, la testata, l'astio ancestrale, lo sfottò emulativo...Insomma, quale miglior modo per difendersi da un'accusa di plagio di mostrare al mondo intero da dove fosse stata presa l'ispirazione per quel motivetto che recitava (più o meno) "E adesso ridacci la nostra Nuit Blanche, perchè questa volta ha vinto La France, è nostra, è nostra, ed è la Nuit Blanche, oh-oh là-là, Thierry Henry e Vieira!".

Un sogghignante Prodi si è quindi presentato ai giornalisti di tutto il mondo per calare il proprio asso nella manica. "E' davvero singolare" ha affermato "Che la stampa francese crei un caso nazionale per il presunto plagio di una manifestazione dalle reali origini incerte -probabilmente risalenti a quell'Alba Pratalia del celebre Indovinello Veronese- e poi sfrutti la situazione per calpestare ancora una volta l'ingegno italico con una spudorata imitazione di questa perla del Made in Italy, resa ancora più palese dall'utilizzo di un testimonial palesemente omosessuale."

A questo punto la conferenza stampa, accuratamente coreografata dal vicepremier Francesco Rutelli, prevedeva una telefonata in diretta al Primo Ministro, in modo da far riecheggiare nell'aere le note della celebre hit direttamente dal suo cellulare. Prodi sorridendo ha detto affettuosamente "Francesco, Francesco, che birbantello che sei!" mettendosi poi a ballare con imprevista perizia (sebbene non paragonabile a quella di Wlady) sulla suoneria-tormentone. Molto divertente è stata la scenetta allegata nella quale Clemente Mastella, in pantaloncini e maglietta azzurra, faceva sua di nuovo una divertita Melandri, agghindata da Monna Lisa.

Uno su mille ce la fa. Ma quanto è dura la salita.

Una conferenza stampa di grande successo, la cui eco ha fatto il giro del mondo.
I cronisti sono andati a sentire anzitutto il "casus belli" Wlady, che fortemente spazientito ha piagnucolato "Non so chi abbia messo a tutti in testa questa idea, ma io non sono affatto omosessuale!". Frase alla quale è seguito un fragoroso applauso e il celebre commento di Woody Allen "Questa avrei voluto pensarla io!"
Sono poi passati per par condicio dal capo dell'opposizione Silvio Berlusconi, il quale ha annunciato con enfasi che dopo il grande successo del vulcano, gli operai sono già al lavoro per costruire anche una Notte Bianca nella sua villa in Costa Smeralda.

Sono infine approdati dal presidente Jacques Chirac per raccogliere il suo pensiero sulla vicenda. Colto impreparato dalla loro visita, Chirac non ha trovato il modo di contestare le argomentazioni italiane, limitandosi a criticarne il modus espositivo. "E' a mio parere uno scandalo, che si continui ad insistere con questa storia dei Francesi omosessuali! La trovo una cosa fortemente offensiva, nonchè banale ed abusata. Ah dimenticavo, offensiva, abusata e falsa!."
"L'attore che interpreta lo spot" -ha quindi proseguito riponendo la trousse nella borsetta- "è infatti il nostro Ministro per gli Affari Esteri Philippe Douste-Blazy. Una personalità di vero spicco, non come il vostro bamboccio delle suonerie che ti chiamano per nome. Che poi neanche c'è quella con Jacques, vergogna!"
Una reazione blanda che non è stata in grado di impensierire ulteriormente l'establishment italiano. Un altro lavoro ben fatto.

Nella seconda parte del post, ovviamente come al solito non preventivata ed in arrivo poi o poi, si tratterà la notte bianca non più nella sua teorizzazione, ma nella sua concreta applicazione sul campo. Nel frattempo un candido saluto a tutti.


postato da: Papercop alle ore 05:02 | link | commenti (14)
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giovedì, 07 settembre 2006

(Just Like) Starting Over (Parte 2)

Come spesso accade la parte 1 è poco sotto.

Rieccoci dunque con la seconda parte di quello che prova ad essere un saluto al calcio un briciolo più serio di quelli che, numerosi, si stanno consumando in questi minuti. Un certo numero di Reclute infatti ha assistito anche oggi alla prestazione della nazionale, sospinto da un'ubriacatura di festeggiamento trionfale e di neorevanscismo. Li rivedremo nel 2010. Se ci arriviamo.

Ma per chi sin da piccolo è cresciuto con la passione per il più dolce degli oppiacei nel cuore, le cose non sono così facili. Si tratta di chiudere la porta su un passato fatto di palloni acquistati per poter giocare con i compagni del campetto (con la minaccia di portarlo via in caso di esclusione), di figurine raffiguranti giocatori della propria squadra del cuore scambiate a peso d'oro, di domeniche allo stadio, di ore di educazione fisica impegnate in estenuanti derby con i "cugini" della sezione C, nonchè di giorni e giorni di studio teorico (ho preso più appunti guardando Holly e Benji di quanti ne abbia presi nel triennio liceale). Una volta ho provato anche a fare la Catapulta Infernale. Non ci è riuscita.

Dare un taglio netto al tutto è improponibile. Finirei col ritrovarmi un sacco di tempo a disposizione ed uno strano vuoto dentro. Un mio amico ha tentato una cosa del genere, e in un anno ha dato 9 esami universitari del vecchio ordinamento, sviluppando però un fastidioso riflesso condizionato per il quale grida "Arbitro cornuto!" ogni volta che qualcuno fa il suo nome. Cosa che devo dire non l'ha aiutato in amore. Beh c'è un limite a tutto. Passi il secondo, ma non posso rischiare che il primo caso si verifichi.

La parola d'ordine diventa quindi: Sostituire. Ma con cosa?

Un paio di requisiti sono essenziali: deve essere anzitutto uno sport che abbia una frequenza standardizzata e garantita: non chiedo di arrivare all'overdose di offerta dell'attuale calcio, mi basta che l'evento tanto atteso non necessiti di un eclissi lunare per avere luogo, o che non rischi di saltare perchè il curato del paese ha dimenticato il fazzoletto a pois con il quale è il solito dare il via. A questo proposito è ovvio che un briciolo di copertura mediatica deve essere garantita.
E poi, dannazione, ci deve essere agonismo! Se la mia squadra ha appena vinto un incontro decisivo, voglio che il tifoso della squadra avversaria mi dica una cosa tipo: "Spero che ti entri un seme di cocomero nella testa e che ti germogli dentro una pianta. E spero di essere lì a filmarti quando il succoso frutto te la fa esplodere, così posso mettere il video su youtube e chiamarlo "Lol!", e non piuttosto "Accidenti, l'incontro nonostante tutto è andato a buon fine per voi! Ed è questo il bello della nostra disciplina! Oh! Complimenti amici! Evviva Gesù Cristo!".

E allora cerchiamoci un surrogato che ci renda liberi.

Atletica leggera: Sarà anche "La regina degli sport" (cit.), ma fallisce sotto più punti di vista. Non pecca solo di scarsa ricorrenza, ma anche di un'eccessiva macchinosa ripetitività, e soprattutto di un fattore-sorpresa vicino allo zero. Basta pensare alla gara più attesa, i 100 metri piani: giorni di attesa e di discussione sull'evento e poi dopo neanche 10 secondi dalla partenza è già finita. E ha vinto il favorito, sulla pista centrale.
Queste speranze disilluse fanno affiorare il trauma di quei natali passati nell'attesa febbrile di quel Santa Claus, che sapevi ti avrebbe portato il tanto desiderato Castello di Grayskull. Ma una volta aperti i pacchetti ti accorgevi di aver ricevuto un golfino con sopra ricamato un tigrotto (spacciato biecamente per
Battle Cat) e un buono-pasto ministeriale da 5000 lire.
Sia chiaro che tutto quello che ho detto finora conterebbe poco o nulla se solo inserissero tra le discipline il
"Lancio dello Stronzo" di fantozziana memoria. Ma non credo accadrà.

Baseball: infinito ed incomprensibile come il cartone che ne portava la voce a noi bambini, ossia "Tommy la Stella dei Giants", senza però che per respingere un lancio sia necessario allenarsi a ribattere la palla di ferro per demolire i palazzi, come fu costretto a fare quello col ciuffone. Credo che l'unica cosa che lo mantenga in vita sia la sopravvivenza dell'economia della ristorazione. Perlomeno non ho mai visto un film o una sitcom nella quale non si sottolinei che alla partita si mangiano hot dogs. Lo respingo dunque anche in omaggio alla difesa della nostra tradizione culinaria (benchè tra quelle tribune un porchettaro farebbe la sua gran figura).

Basket: qualche mese fa ho visto dal vivo gli Harlem Globetrotters e me lo sono rovinato completamente. Adesso mi indigno se la difesa cerca di evitare che la squadra avversaria vada a canestro e mi metto a sbadigliare se il pivot non tira una secchiata d'acqua sul pubblico.

Curling: quello che ho da dire sul curling l'avete letto e riletto, almeno spero. L'anticonformismo sarà pure utile per il proprio ego, ma se volessi essere l'unica persona sulla terra a fregiarsi di una qualche cosa, piuttosto che sorbirmi il gioco delle pietre scozzesi preferirei persino laurearmi in giurisprudenza senza ricordare a chiunque mi passi vicino che la sua laurea vale quanto una Topocard di Topolino in confronto alla mia.

Football: sì ok. Tanta strategia, tutto quello che vuoi. Io sono anche daccordo, ma alla fin fine resta uno sport in cui prima di poter avere qualche barlume di azione si deve discutere sull'opportunità della stessa per un tempo circa 20 volte superiore. Tanto per chiarirci è la stessa situazione che ha lanciato il business della prostituzione, un successo da millenni a questa parte.

Hockey su ghiaccio: ti danno una robusta mazza e delle lame affilate, e poi il tuo scopo invece è solo fare goal nella porta avversaria. E' un po' come se nel pugilato vincesse chi finisce per primo tutto il sushi mangiandolo con le bacchette nei guantoni.

Lui per primo aveva capito le grandi potenzialità dell'hockey. La sua fu una protesta giustificata.

Pallanuoto: va bene che oramai negli stadi di calcio permettono che si svolgano i concerti di gente come Gigi D'Alessio, ma guardare uno sport in cui il "terreno di gioco" è letteralmente invaso dai bisogni corporali dei giocatori (non inganniamoci, quella dell'acqua che diventa rossa è una favola per bambini) mi pare un po' troppo prosaico. (Acc quanta caustica allusione! Perdonami Gigi, ti voglio bene [no].)

Pallavolo: dovete capirmi, sono solo umano. Uno non può crescere con l'idea instillata sin dall'asilo che il calcio è per i maschi e la pallavolo per le femmine, e poi darsi senza patemi a quest'ultima. Specialmente se già sei ingiustamente sotto accusa per avere la discografia completa originale degli Abba (grandi Abba).

Rugby: uno sport che pare fare molta presa sul pubblico, voi compresi. Ma non è così per me. Credo che la colpa sia soprattutto della posizione di supremazia morale di cui gode questa disciplina: non c'è persona che non ne vanti le virtù o non citi uno dei numerosissimi detti ad esso dedicati.
Per Andrea Lo Cicero ad esempio il rugby è "la poesia del sacrificio”, mentre il grande Richard Burton ci suggerisce come sia “Uno spettacolo magnifico: balletto, opera e all’improvviso il sangue di un delitto”.
Ma questa è pubblicità. Ben fatta e d'autore, ma sempre pubblicità. Sono sicuro che anche attività come l'agricoltura avrebbero un impressionante boom di praticanti se ci si curasse di fargli un restyling accurato. Secondo me basterebbe rinominare il vecchio aratro in "Game Buoi Advance". Ne sareste sorpresi.

Tennis: uno sport che apprezzo seguire in tv, e che amai praticare (ma mai come quelli che leggevano il mio nome sul tabellone dei tornei, con Papercop era sempre Natale). Uno sport che però soffre più di ogni altro del grosso difetto che affligge quelli individuali, ossia l'assoluta inaffidabilità del livello dell'incontro. Chi segue i tornei in tv sa che in genere degli svariati incontri in corso ne viene proposto uno solo, il cui criterio di scelta è tuttora oggetto di disquisizioni nelle migliori università mittleeuropee. Sarà quindi il caso, unito ad una serie di altri elementi più fissi ma comunque incontrollabili a stabilire se l'incontro che vedrai sarà un'elegante sfida tra maestri del gioco d'attacco, una gara a chi sbaglia meno aces, o un incontro su terra rossa dove un campo apparentemente deserto è in realtà teatro dello scontro tra due spagnoli, che colpiscono la palla nei pressi delle loro rispettive case, chiudendo un punto ogni 58 scambi.
Mi piacciono le cose casuali, ma questo è veramente troppo. Voi lo frequentereste un ristorante nel quale appena entrate i proprietari tirino i dadi per decidere: 1)La nazionalità del cameriere monolingue che verrà a prendere la vostra ordinazione, 2)L'appendice corporea con la quale mescolare la vostra zuppa?
Rispondo io per voi: no.

All'uscita del ristorante due clienti si confrontano:
Cliente 1:
"Fortunatamente conoscevo qualche parola in islandese, quel tanto che basta per rimediare una sorta di minestrone. Strano retrogusto però...A lei ho visto che è capitato un vietnamita, come è andata?"
Cliente 2: "L'avrebbe mai detto lei che "Cuore di Cane" non è solo il nome di un romanzo di Bulgakov?"

Wrestling: come da manuale, la risposta arriva proprio alla fine, ed era fin troppo ovvio. Mosse spettacolari, storie appassionanti, testate sul petto senza squalifiche, umorismo pecoreccio, campioni carismatici e dive scollacciate! Tutto l'anno senza interruzioni!
Certo, ci sono quelli che si ostinano a dire cose come "E' tutto fintooooh" o "Non si fanno maleeeeh" (lo so, senza il mio doppiaggio audio non rende, dovrete immaginarvelo), ma sono solo persone invidiose, piene di odio, e soprattutto disinformate.
Proprio pochi giorni fa infatti mentre giocavamo a Summer Slam, ho inflitto ad un mio amico un Fireman's Carry into Flying Sommersault Neckbreaker, ed è morto!!!
Altro che finto! Altro che sport-spettacolo cari miei! Tenetevi il vostro calcio malato, io vado a dare una chop senza alcun motivo a mio fratello. Potrà confermarvelo nei commenti.

Saluti cari a voi.


postato da: Papercop alle ore 02:51 | link | commenti (19)
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